Bat, numeri da record per l'export nel 2022

Sviluppati volumi per 764 milioni di euro. L'analisi

venerdì 17 marzo 2023 15.51
A cura di Emmanuele Daluiso - Vicepresidente EuroIdees, Bruxelles
Sono stati diffusi il 14 marzo scorso dall'Istat i dati relativi all'export delle regioni e province italiane nel 2022. Analizziamo qui tali dati, contestualizzandola nel quadro dell'economia mondiale tracciato nell'ultimo report del Fondo Monetario Internazionale.
Quello che complessivamente emerge è che in un contesto mondiale, caratterizzato negli anni più recenti dalla frenata del processo di globalizzazione dell'economia internazionale, la capacità di esportazione dell'economia italiana tiene bene (+20% nel 2022).
All'interno dell'economia italiana, emerge un trend positivo anche per la Puglia (+14,8%) e per la provincia di Barletta-Andria-Trani (+17,3%).
Quest'ultima, tuttavia, presenta criticità strutturali, quali: una eccessiva specializzazione su prodotti a basso contenuto tecnologico e a basso valore aggiunto, un basso peso dell'export sul Prodotto Interno Lordo. Su tali criticità dovrebbero concentrarsi politiche di sviluppo del sistema produttivo provinciale.

Picco dell'inflazione e bassa crescita a livello mondiale

Il Fondo Monetario Internazionale nel suo World Economic Outlook Update di gennaio 2023 prevede che la crescita globale scenderà al 2,9% nel 2023 ma salirà al 3,1% nel 2024. La previsione per il 2023 è di 0,2 punti percentuali superiore a quella prevista nel precedente report di ottobre 2022, ma al di sotto della media storica di 3,8 per cento.
L'aumento dei tassi di interesse e la guerra in Ucraina continuano a pesare sull'attività economica. La recente riapertura della Cina ha spianato la strada a una ripresa più rapida del previsto. L'inflazione globale dovrebbe scendere al 6,6% nel 2023 e al 4,3% nel 2024, ancora al di sopra dei livelli pre-pandemia.



La frenata della globalizzazione

Il processo di globalizzazione dell'economia mondiale, dopo la crisi del 2008-2009, si va evolvendo in misura meno intensa rispetto al passato. Il commercio internazionale, che a partire dalla costituzione dell'Organizzazione mondiale del commercio, negli anni '90 del secolo scorso, aveva rappresentano il principale motore della crescita economica mondiale, ha smesso questo ruolo negli anni più recenti.
Dal 2010 al 2019 il commercio mondiale, infatti, è cresciuto in media annua, di appena il +3,5% rispetto al +6,2% registrato fra il 2000 e il 2009. Gli stessi paesi in via di sviluppo, in primis la Cina, che con l'Organizzazione ,ondiale del commercio hanno visto crescere il loro peso economico proprio grazie al commercio internazionale, ora stanno marciando a un ritmo più blando rispetto al passato.
Gli stessi accordi raggiunti tra i paesi del G20 spingono la Cina e gli altri paesi in via di sviluppo a puntare maggiormente sulla crescita dei propri mercati interni piuttosto che sull'export.
Secondo le previsioni più recenti del Fondo Monetario Internazionale la crescita del commercio mondiale tra il 2020 e il 2027 dovrebbe attestarsi su un valore medio annuo del 1,7%.
I dati evidenziano chiaramente che dal 1980 sino al 2009, quindi un trentennio pieno, il commercio mondiale è cresciuto più del pil mondiale. Nell'ultimo decennio i dati fra i due indicatori economici si sono sostanzialmente allineati e nel prossimo futuro le previsioni indicano una probabile crescita del commercio mondiale più bassa della crescita del pil mondiale.

Si rafforza la crescita dell'export della Bat

In questo scenario mondiale di maggiore incertezza sia della crescita economica che del commercio, che crea un contesto meno favorevole alla crescita del commercio internazionale e, dunque, la Bat nel 2022 ha registrato un incremento significativo dell'export (+17,3%), di poco inferiore alla crescita italiana (+20%) e superiore a quella pugliese (+14,8%).
In termini assoluti, il 2022 ha rappresentato un anno record per l'export della Bat, che è stato di 764 milioni di euro.
Il trend di lungo periodo evidenzia, inoltre, che l'export della Bat è cresciuto più dell'export italiano e di quello pugliese.
L'export della Bat fra il 2010 e il 2019 è cresciuto in media annua del +8,1%, a fronte di un incremento nazionale pari a +4,7% e regionale pari a +3,3%.
La perdita subita dalla Bat nell'anno della pandemia (-7,9%) è stato poi tutto assorbito fra il 2021 e 2022.
A tal proposito la Bat ha manifestato una capacità di ripresa in linea con quella italiana e molto più forte di quella pugliese: la crescita della Bat nel triennio 2020-2022 è stata in media annua pari a 10,2% contro il 10% italiano e il 4,1% della Puglia.



I settori d'esportazione

È l'industria manifatturiera a contribuire fondamentalmente all'export provinciale, nella misura di 86,5%.
L'analisi dell'export per principali comparti fa emergere che il comparto moda (tessile-abbigliamento-calzaturiero) continua nel 2022 a rappresentare quello principale con il 55,4% dell'export provinciale, per quanto sia sensibilmente calato rispetto al 68,9% del 2010.
Segue il comparto agroalimentare con il 24,9%, in crescita rispetto al 2010 quando pesava per il 19,2%.
Questi due comparti nel loro insieme contano, dunque, oltre l'80% dell'export provinciale.
Segnali di crescita si registrano per i settori gomma e materie plastiche, chimica, macchinari non classificati.

La destinazione geografica dell'export della Bat

I Paesi della Ue continuano a rappresentare oltre la metà dell'export provinciale: nel 2022 il 59,2% delle merci della Bat si è diretto negli altri Paesi dell'Ue.
Occorre sottolineare che il contesto meno globalizzato di cui si è detto in precedenza ha spinto anche la Bat a guardare con meno attenzione ai Paesi extra UE: questo nuovo trend è evidente a partire dal 2017. Infatti, il peso dei Paesi extra UE è aumentato dal 39,4% al 43,9% fra il 2010 e il 2016 per poi calare al 40,8% nel 2022.
Nell'Ue i Paesi a cui maggiormente sono dirette le esportazioni sono stati nel 2022 la Germania (13,8%), la Francia (13,2%), la Spagna (5,8%).
Fra i paesi extra Ue, spicca l'Albania con il 18,5%, un dato collegato a imprese locali che si sono delocalizzate in quel paese.
Questi primi quattro Paesi rappresentano oltre la metà dell'export provinciale. Si segnala, inoltre, la crescita dell'export verso gli Stati Uniti, che con il 3,7% si è portato al quinto posto dei Paesi verso cui si dirige l'export della Bat.


Le prospettive future: criticità e potenzialità

L'export della Bat presenta almeno due punti di criticità che, soprattutto in una prospettiva futura di medio-lungo periodo, non possono essere sottovalutati.
In primo luogo, va sottolineato che a livello mondiale diventa sempre più importante la capacità di crescita dei settori a maggiore contenuto tecnologico, che sono i settori più dinamici della domanda mondiale e settori a maggior valore aggiunto. Gran parte della sfida innovativa è proprio sulle nuove tecnologie. Non a caso una delle politiche europee più rilevanti è proprio quella del sostegno alle attività di Ricerca e Sviluppo.
La Bat a questo riguardo mostra tutta la sua debolezza. Oltre l'80% dell'export provinciale è infatti legato a settori considerati a basso contenuto tecnologico, più esposti alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, che possono contare sul costo della manodopera più basso. Non va però sottaciuto che emerge una discreta tendenza di crescita dei settori di medio-alta tecnologia.
In secondo luogo, l'apertura internazionale della Bat rimane modesto: in termini di peso dell'export sul pil, questi rimane basso, per quanto emerga un trend positivo di miglioramento. I dati al 2019 evidenziano che per la Bat il peso dell'export sul pil è stato pari al 9,2% contro il 26,8% della media nazionale e il 30,6% del Centro-Nord.
La maggiore specializzazione produttiva su settori a più elevato contenuto tecnologico e una maggiore apertura internazionale dell'economia provinciale rappresentano obiettivi fondamentali per pensare a un livello di sviluppo economico più elevato rispetto a quello attuale, un obiettivo che contribuirebbe a migliorare anche la situazione sociale, con particolare riferimento al tasso di occupazione.



Analisi a cura di Emmanuele Daluiso
Vice Presidente Euro*IDEES-Bruxelles
Membro dell'associazione italiana di scienze Regionali